
Il sensazionale e il prodigioso
Il sensazionale e il prodigioso

© Alberto Natale. Testi e immagini sono pubblicati con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0: se ne consente la riproduzione per fini non commerciali, con citazione della fonte e alle medesime condizioni.

Letteratura di consumo, credenze e società fra Cinque e Settecento: i libri venduti in piazza, l'immaginario che accompagna la vita quotidiana e il lavoro, il pensiero magico, i disastri che rompono l'ordine delle cose.
Michelangelo Cerquozzi (bottega di), Scena di carnevale nella Roma del Seicento, in Piazza Navona, metà del XVII secolo, olio su tela
Uno sguardo agli stampatori che fra Cinque e Settecento smerciarono a Bologna relazioni di prodigi, mostri e delitti: le imprese dei Monti e dei Sassi, il privilegio degli avvisi, l'ingerenza del conte Marsili.
Sul finire del Cinquecento nasce una letteratura fatta di catastrofi, comete e truci assassini: fogli venduti a banco, notizie contraffatte e un pubblico che compra soprattutto stupore.
Tomaso Garzoni e il suo Serraglio de gli stupori del mondo: il mostruoso sfugge alla catalogazione erudita e passa dall'enciclopedia del meraviglioso ai fogli volanti della cronaca.
Dalla montagna di parmigiano di Bengodi ai trattati del Seicento: il formaggio come materia generatrice del mondo e come cibo infame, fra il disprezzo dei medici e le lodi paradossali dei letterati.
Le credenze degli Antichi sugli influssi lunari perdurarono fino ai tempi del disincanto illuministico: Algarotti e i medici, i poeti e i contadini, e il lento spegnersi di una luna che governava corpi, umori e stagioni.
Il pane adulterato dal loglio e dal papavero, l'ebbrezza involontaria di una società affamata, e i folletti della stalla e della cantina promossi a numi tutelari della fermentazione.
Il vino come composto di umore e di luce: le viti potate di sua mano, i ‘barili’ implorati agli amici, la «chiave de' sensi» negli ultimi anni della persecuzione.