Il sensazionale e il prodigioso
Il sensazionale e il prodigioso

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La letteratura come strumento di indagine storica e antropologica, non come fine: il metodo di ricerca, il Carnevale e Giulio Cesare Croce, i percorsi infernali, la cucina dell'Artusi, il paese della fame e della paura.
Alcune sue opere e curatele
«Academico di nulla academia», così si definiva Camporesi parafrasando Giordano Bruno: lo studio sul campo, le fonti di prima mano, il corpo e la fame promossi a oggetti di storia.
Le forme sommerse della cultura popolare che Camporesi ravvisa nel cantastorie persicetano: il grottesco carnevalesco, «il mondo alla roversa», la ferinità selvatica dei banditi e il patibolo come rovescio quaresimale della festa.
Gli inferni che Camporesi ha attraversato per trent'anni: la farsa dei diavoli in Dante, il carcere barocco dei quaresimalisti, la città-fogna dell'Ottocento, il post-inferno contemporaneo.
Dal ricettario dell'Artusi, codice alimentare dell'Italia unita, alle pappe di miglio del paese della fame, fino ai fantasmi del cannibalismo nelle osterie e nelle norcinerie del Seicento.
Due coetanei che hanno studiato la stessa cosa da posizioni opposte: la terra come mineralità, humus e territorio, e il metodo di chi conosce camminando
Un ricettario che fa più dei Promessi sposi per l'unità nazionale: Camporesi legge l'Artusi e trasforma un manuale di cucina in documento storico.